25 APRILE LAPIDE AD IGNOMINIA di Calamandrei

In occasione del 25 Aprile, proponiamo a tutti i siti e blogs di ispirazione democratica ed antifascista di far apparire nella propria pagina di apertura le parole dettate da Pietro Calamandrei in risposta alle affermazioni di Kesselring che, nel 1952, da poco graziato per ”gravi condizioni di salute” dalla condanna (a morte, poi commutata in carcere a vita), e da poco rientrato nella sua Baviera, venendovi da molti accolto come un eroe, una volta al sicuro ebbe a dire di non aver nulla da rimproverarsi, e che anzi gli italiani avrebbero dovuto essergli tanto grati da dovergli erigere un monumento. 

Queste parole furono incise su una lapide scoperta il 4 Dicembre 1952, in occasione degli otto anni dallo assassinio di Duccio Galimberti.

Nell’ Italia di oggi sorgono organizzazioni dichiaratamente fasciste, una ventata razzista e xenofoba percorre il Paese, e le pubbliche vie sono aperte a manifestazioni che apertamente proclamano parole d’ordine inneggianti al nazismo, all’odio razziale, alla sopraffazione ed alla violenza nei confronti di ogni forma di diversità.

Tali sono i modi esprimersi di gruppi di deficienti e disadattati; ma questi trovano legittimazione sempre più evidente negli atteggiamenti culturali di larga parte della maggioranza di governo e nell’ opera di ”revisione a-storica” di molti intellettuali, tendente a derubricare l’antifascismo e la Resistenza da lotta e guerra per la liberazione e la democrazia a ”guerra civile” di italiani contro italiani, e perciò stesso da  condannare. E trovano legittimazione politica nelle affermazioni di chi ormai si considera ”capo del governo” sciolto dalle leggi e dalle norme costituzionali, proclamando apertamente l’intenzione di revisionare la Costituzione in nome della concentrazione di ogni potere nelle mani dell’Esecutivo, e dichiarandone il superamento in virtù del fatto che essa sia stata figlia di uno schieramento comprendente anche i comunisti.

La Resistenza di 65 anni fa ha portato alla Repubblica ed alla Costituzione che da poco ha superato i 60 anni, affermando principii ispiratori della convivenza civile validi ancora oggi, per quanto non compiutamente realizzati.

La resistenza di oggi deve mirare a salvare i principii di quella Costituzione che oggi si vuol mettere in discussione; deve mirare a difendere le libertà ed i diritti degli individui e dei cittadini da concezioni autoritarie che impongono o negano scelte di inizio e fine vita, che impongono un’informazione unilaterale e di comodo, che negano il diritto alla partecipazione politica ed alla rappresentatività delle Assemblee elettive, che ostacolano la mobilità della nostra società e ne deprimono l’apertura, che promuovono il privilegio e condannano il merito, che sostituiscono la furbizia al lavoro.

Gli italiani di oggi non devono dimenticare, e devono ricordare cosa costò al Paese la lotta contro la dittatura ed il raggiungere la democrazia: imperfetta come tutte le cose umane, ma non sostituibile con alcuna altra concezione della convivenza civile, politica e sociale. Il rispetto per i caduti dell’una e dell’altra parte non deve confondersi con il considerare equivalenti chi  ha lottato per la libertà e la dignità del Paese, e chi ha combattuto dall’altra parte; chi ha imposto e firmato le leggi razziali, e chi a seguito di queste è stato privato dei diritti di cittadinanza, dei beni, della vita.

E gli italiani di oggi devono tener presente come le dimenticanze e la perdita della memoria storica siano una delle premesse dell’involuzione antidemocratica del Paese: la lotta di allora e le battaglie politiche di oggi sono unite da un filo di continuità che non si può e non si deve spezzare.

 Internet è oggi l’unico spazio disponibile alla libera circolazione di idee ed opinioni. Come i samizdat nell’Unione Sovietica degli anni ’60 del secolo scorso furono gli unici canali d’informazione praticabili per chi intendesse esprimere posizioni diverse da quelle ufficiali, oggi la ”rete” è l’unico spazio libero ed a disposizione per l’informazione passiva ed attiva di tutti, e può costituire un potente veicolo di informazione alternativa.

Proponiamo pertanto che, nel corso delle giornate del 23 e 24 Aprile, appaiano su tutti i siti ed i blogs convinti della necessità di salvare la fragile democrazia italiana, e vengano inviate via e-mail ad amici conoscenti le parole di Pietro Calamandrei:

 

LAPIDE AD IGNOMINIA

Lo avrai
                        camerata Kesselring

il monumento che pretendi da noi italiani
                          ma con che pietra si costruirà
                         a deciderlo tocca a noi.
                         Non coi sassi affumicati
                      dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
                         non colla terra dei cimiteri
                       dove i nostri compagni giovinetti
                        riposano in serenità
                    non colla neve inviolata delle montagne
                       che per due inverni ti sfidarono
                      non colla primavera di queste valli
                        che ti videro fuggire.
                       Ma soltanto col silenzio del torturati
                       Più duro d’ogni macigno
                       soltanto con la roccia di questo patto
                       giurato fra uomini liberi
                      che volontari si adunarono
                      per dignità e non per odio
                      decisi a riscattare
                       la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
                          ai nostri posti ci ritroverai
                         morti e vivi collo stesso impegno
                         popolo serrato intorno al monumento
                       che si chiama
                       ora e sempre
                        RESISTENZA

(da Gim Cassano – Spazio Lib-Lab)

Ho pubblicato questa poesia perché sono convinta che i valori della resistenza e della libertà non devono andare perduti. I morti NON SONO TUTTI UGUALI perchè chi muore per un ideale non deve essere paragonato a chi combatte per una causa sbagliata.

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