Sara Acireale - ANNA SVEGLIATI, c'è IL SOLE

Sara Acireale

ANNA SVEGLIATI, c'è IL SOLE

{ 10:28, 31/10/2007 } { 3 commenti } { Link }

Questo è un mio racconto che tratta il tema della disabilità fisica

 

Sfondo paesaggio

 

 


ANNA SVEGLIATI, C’È  IL SOLE

La pioggia batteva incessantemente  sui vetri, il cielo era grigio e pieno di nuvole e lei… stava lì appassita come un triste fiore di novembre: non aveva più interessi e illusioni, era in attesa della morte. I giorni, i mesi, gli anni passavano e questa morte tanto attesa, desiderata, invocata, non veniva. La morte dominava la scena della sua vita: morte emotiva, morte della speranza. Anna e la sua tristezza… Anna e la sua cupa disperazione… Il volto perennemente fisso nel vuoto, lo sguardo spento, i suoi lunghi silenzi, stavano ad indicare un dolore stanco, chiuso, cocente. Si sentiva prigioniera ma non aveva sbarre o catene le impedissero di fuggire di andare lontano.
Anche  se avesse voluto che, non avrebbe potuto farlo. Non poteva scappare da nessuna parte. Dove poteva andare Anna se le sue povere gambe si rifiutavano di funzionare? Non esiste prigione più tremenda della sedia a rotelle il cui prigioniero è immerso in una tragica impotenza. Non riusciva proprio ad abituarsi a vivere come un vegetale. Un’onda di desolata amarezza la schiacciava in una morsa tenace. A quarantacinque anni, padrona di un grande appartamento e di una bellissima villa e con un portafoglio ben fornito, si trovava inchiodata su quella maledetta sedia e si sentiva prigioniera della sua famiglia.
Era costretta a vivere dei veri e propri disagi che lei chiamava “soprusi”. La portavano dove non voleva andare, la facevano uscire quando aveva voglia di dormire e la mettevano a letto quando voleva andare a spasso. Nessuno aveva tempo per lei. Non era più una donna… non era più una persona… non era più un essere umano.
E pensare che aveva lavorato giorno e notte per circa vent’anni. Il suo motto era stato: lavorare, correre, agire. Con il suo spirito di iniziativa era riuscita ad emergere, a ottenere un posto al sole. Era stata capace di crearsi un’attività grazie alla quale si sentiva una donna realizzata e adesso… non vi si poteva più dedicare. Da quella fatidica domenica di cinque anni prima il mondo le era crollato addosso.  Tutte le mattine si svegliava con angoscia. Era pervasa da sentimenti di collera verso il mondo intero e si chiudeva in un mutismo ostinato. Nella sua mente faceva il possibile per alzarsi dal letto, ma le gambe si rifiutavano di risponderle.
Riusciva a malapena a sollevarsi soltanto quando si aggrappava a delle maniglie che le sue figlie avevano applicato sulla spalliera del letto. Con malinconia osservava le sue gambe. Erano belle gambe, ma non avrebbero camminato mai più. Aveva consultato i migliori spe******ti d’Europa.
Il verdetto era sempre lo stesso:” Non c’è rimedio. Bisogna rassegnarsi”. La gente la guardava con ipocrita commiserazione e, a volte, veniva osservata con morbosa curiosità: come se fosse un’aliena proveniente da un altro pianeta e, di conseguenza, un essere incomprensibile. Come poteva rassegnarsi quando tutti vedevano in lei un fenomeno da baraccone con due teste e quattro occhi?. Ogni tanto qualcuno esclamava:” Povera donna!”.
È incredibile come la gente possa essere stupida a volte e anche… crudele. L’incidente automobilistico era stato terribile, ma lei era sopravvissuta. Invece Mario, suo marito, era morto. Anna non riusciva a darsi pace.
- Perché non sono morta io al posto suo? Perché il buon Dio ha permesso che vivessi, se non sarò più in grado di muovermi, di badare a me stessa? Non riesco a capire che cosa devo fare adesso di questa mia vita.-
Si chiedeva in questa situazione di morte (che era la sua vita) che non riusciva più a sopportare. Un giorno la incontrai ed era più triste che mai. Si sentiva vuota, inutile e di peso per gli altri. Aveva l'impressione che le sue figlie erano stufe di badare a lei. Mi confidò addirittura che aveva intenzione di sparire da questo mondo.
 - Voglio andarmene, sparire per sempre. Soltanto così posso finalmente trovare un poco di pace e liberare le mie figlie da questo inutile peso che è la mia persona. – Mi disse.
Restai allibita per le parole di Anna. Prima di quel tragico incidente era stata una donna dinamica, dotata di energia, estroversa, sicura di se stessa e delle sue non comuni risorse. Come può uno stato fisico produrre un simile cambiamento? Doveva essere al colmo della disperazione. Mi sentivo impotente perché pensavo di non potere fare niente per la mia amica. “Non posso fare assolutamente niente per questi occhi così tristi. Non sono in grado di ridarle l’uso delle gambe”.
Pensai vigliaccamente. Non sapendo come aiutarla mi sentii pervadere da un grande senso di impotenza e di angoscia. Poi, non molto tempo fa, è successo qualcosa di straordinario. Come ogni domenica, la figlia maggiore spingeva la sedia a rotelle per portarla a fare una passeggiata. Era il mese di maggio e l’aria era mite. Mi sono avvicinata a lei per salutarla. Ero sicura di vedere ancora i suoi occhi fissi nel vuoto, il suo volto opaco e triste, ma… mi sono accorta subito che sembrava un’altra persona. Anna si era totalmente trasformata e sembrava ringiovanita. Il suo viso mi sembrava più luminoso e i suoi occhi brillavano di una luce diversa.
Invece di raccontarmi le solite lamentele, sorrideva come non aveva fatto da anni. Un trucco leggero e un nuovo taglio di capelli la facevano sembrare più giovane e femminile. Aveva messo da parte il vecchio e triste vestito grigio per un moderno e vivace vestito a fiori. Si era persino spruzzata un profumo di marca francese per dimostrare che era rinata alla vita.
Salutandomi mi ha detto:- Vorrei proprio sapere perché fai quella faccia. Che ti succede amica mia? È forse questa la prima volta che mi vedi? Mi stai guardando come se io fossi un’apparizione. Dai, svegliati! Sono la stessa Anna che conosci da tanto tempo.-
 La stessa Anna? Stentavo a crederlo. Chissà che faccia devo avere fatto! Ero felicemente sorpresa. Il mio sguardo non era più di commiserazione, come sempre, ma la mia faccia probabilmente esprimeva stupore e perplessità e i miei occhi chiedevano cosa poteva essere accaduto. Ero incredibilmente curiosa.
Caspita! Non mi aspettavo certo questo cambiamento. Pensai: “Anna è cambiata, qualcuno o qualcosa deve avere compiuto deve avere compiuto un grande miracolo”.
E come se mi avesse letto nel pensiero disse:- Sì, mia cara amica. È veramente un miracolo.- E mi ha raccontato tutta la storia.
Parlava a ruota libera. Io ascoltavo in rispettoso silenzio, perché volevo sapere, capire. In realtà lei credeva di essere morta perché il suo cuore era morto: senza illusioni, senza accettare le sue condizioni, dimenticandosi che il corpo può avere altri organi vitali più importanti delle gambe.

- Santo cielo! Amica mia hai ragione di stupirti. Per ben cinque anni mi sono comportata come una sciocca. Ogni volta che ti incontravo non facevo altro che assillarti con le mie lamentele. L’altra notte è accaduto veramente il miracolo. Le mie figlie hanno insistito per portarmi a una festa da ballo, più che altro per compassione, per vedere se finalmente riuscivo a reagire. Come tu sai, dal giorno dell’incidente ho sempre avuto paura degli altri, dell’insensibilità della gente. Non volevo più uscire di casa perché avevo paura di essere ferita, umiliata. Non riuscivo a sopportare gli sguardi fissi sulla mia persona. Questa volta le mie figlie hanno fatto di tutto per convincermi. “Devi venire mamma – mi hanno detto – devi smetterla di stare sempre rinchiusa nel tuo guscio”.
- Sono andata e… mi sono pentita. Attorno a me vedevo gente che ballava e si divertiva, mentre io dovevo stare ferma e immobile. Che ci facevo in quella baraonda? Non sarei stata meglio a casa mia? Non vedevo l’ora che la festa finisse. Guardavo continuamente l’orologio. Ma il tempo… non passava mai. Mentre stavo da sola e in disparte (sperando che nessuno mi notasse) un signore distinto e gentile si è avvicinato e ha incominciato a parlare con me. Io, che di solito non voglio parlare con nessuno, istintivamente ho capito che di lui potevo fidarmi e cosi… mi sono lasciata andare. Abbiamo parlato di un po’ di tutto: politica, attualità, musica, cinema, spettacolo. Da parecchio tempo nessuno aveva parlato così tanto con me. Non mi sono neppure accorta del trascorrere delle ore. Ad un tratto, guardandomi negli occhi, lui mi ha detto: “Signora Anna, lo sa che lei è veramente carina?”.
“Mio caro signore, come si permette di prendersi gioco di me? Pensavo che lei non fosse come gli altri. Mi sembrava di avere da fare con una persona rispettabile, - gli ho sposto – ho fatto male a fidarmi di lei. Non vede questa orribile sedia a rotelle? È forse cieco?  Secondo lei come può una persona nelle mie condizioni essere considerata addirittura carina? Il suo comportamento è subdolo. Si vergogni!"
Stavo per rinchiudermi in me stessa, intuivo che i miei sentimenti venivano calpestati. Ero fermamente decisa a non parlare più con nessuno, quando lui ha risposto: “No, mia cara e simpatica Anna. Io vedo soltanto che lei, oltre ad essere carina, è anche estremamente affascinante. Sì, è affascinante perché ogni volta che parla lo fa con grazia e dolcezza, come solo le principesse delle favole sanno fare.”
Tu forse penserai che è una cosa assurda, ma quelle parole mi hanno ridato la voglia di tornare a vivere. Sono state come un balsamo per il mio cuore troppo a lungo ferito. Apparentemente sono come prima, ma da quella notte è cambiata tutta la mia vita. Sai, scopro che posso ancora sorridere e dentro di me sento una voce che mi sussurra :” Anna svegliati c’è il sole”. -
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Da quella notte la mia amica non è più la stessa, si è resa conto di essere una donna forte e utile e anche se non potrà mai più camminare, è sempre lei Anna e può essere necessaria agli altri.
Da quella notte ha capito che per lei il sole non è ancora tramontato. È tornata a vivere, non si sente più sola e la paralisi delle sue gambe è ben poca cosa rispetto al cancro che aveva nel suo cuore. Non ha ancora risolto tutti i suoi problemi, ma da quella notte è guarita dalla sua tristezza e dal suo pessimismo.


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Anna Svegliati

{ 09:48, 12/11/2007 } { Inviato da Giovanni }
Cara Sara il tuo racconto fa riflettere molto sul tema della disabilità. Il "pietismo" verso chi ha qualche handicap non solo non serve a niente, ma può essere addirittura nocivo.
Dobbiamo capire che tutti noi (chi più, chi meno) possiamo soffrire di qualche handicap e dobbiamo rapportarci con gli altri con semplicità e senza pregiudizi. Il fatto di trattare l'handiccapato come se fosse un eterno minorenne è lesivo e controproducente per tutti i componenti della società.

ciao Sara

{ 16:10, 7/04/2008 } { Inviato da stenopuglisi@hotmail.it }
Ciao, ti ricordi di me?
vorrei chiederti.....cosa ti spinge a scrivere? Ciò che scrivi è reale o solo frutto della tua fantasia? In ogni caso devo dire che scrivi bene e mi sono prefissato di leggere ogni giorno qualcosa di ciò che scrivi sperando di poter un giorno leggere qualcosa di te e.......possibilmente....parlare con te. Se vuoi puoi scrivermi a questo indirizzo. Ciao, a presto

Commento senza titolo

{ 10:39, 12/06/2008 } { Inviato da Sara }
Stefano mi ricordo benissimo di te, oggi ho provato a scriverti all'indirizzo che hai inserito sul commento ma la mail non ti è arrivata. Forse c'è un errore? Comunque il mio indirizzo è
acireale@email.it

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